N° 86

 

VENTO DELL’EST

 

Di Carlo Monni

 

 

1.

 

 

            In una stanza del migliore hotel della capitale del Sin-Cong, un piccolo Stato del Sud Asiatico, James Rupert Rhodes, sdraiato sul letto matrimoniale, guarda il soffitto con aria cupa ed infine dice:

-Non avremmo dovuto farlo, lo sai.-

            Glenda Sandoval solleva la testa dal petto di Rhodey e replica:

-Lo so e la colpa è mia. Ero depressa per essere stata abbandonata da Parnell e…-

-Sciocchezze.- taglia corto lui -L’abbiamo voluto tutti e due e dovremo andare avanti con questa consapevolezza.-

            Rhodey si mette a sedere sul letto e prende i suoi vestiti. Un gesto semplice ma che in questo momento rafforza in lui la consapevolezza di quel che è accaduto, la prova della sua umana debolezza.

-E ora?- chiede ancora Glenda.

-Onestamente non lo so.- risponde Jim -Ho tradito mia moglie, ho passato la notte con un'altra donna. Non posso cambiare questa cosa.-

-Rae non ha bisogno di saperlo.- ribatte la bella portoricana -Resterà tra noi e non succederà più.-

            Rhodey scuote la testa.

-Avevo promesso di essere onesto con lei e ho mancato alla mia promessa., ho irrimediabilmente fallito. Ed anche se lei non dovesse saperlo mai, io lo saprei.-

-E quindi che vuoi fare?-

-Che io sia dannato se lo so.-

 

            Rae Lacoste-Rhodes, Vice Presidente Esecutivo e C.O.O.[1] della REvolution Inc. e Gayle Watson, sua assistente personale, entrano insieme nella palazzina che ospita gli uffici della società a Clason Point nel Bronx per una nuova giornata di lavoro. Sono assolutamente ignare di essere osservate.

            Non molto lontano da lì, nel sedile posteriore di un’auto scura parcheggiata dove non può essere vista, un giovane Cinese osserva tutto quello che accade alla REvolution. Si fa chiamare Terence Yuan, dirigente di un’importante società di Hong Kong a New York per lavoro. Il nome con cui è più noto, però, è Temugin, il figlio del temuto Mandarino.

            Sul suo volto un’ombra di tristezza e forse anche di rimorso mentre dice:

-Mi dispiace molto.-

            Preme una specie di telecomando ed un secondo dopo la sede della REvolution crolla su se stessa come se l’avesse schiacciata una mano gigantesca.

 

            Joanna Nivena Finch firma l’ultimo foglio poi alza gli occhi verso il giovanotto dai capelli neri come il vestito che indossa.

-Ben fatto Mrs. Finch.- le dice lui con un sorriso insolente -Con questo la nostra piccola transazione d’affari può dirsi conclusa.-

-Transazione?- ribatte Joanna -Io la chiamerei piuttosto: ricatto.-

-Lo chiami pure come vuole.- replica, serafico, Ezekiel Stane -Le parole non mi feriscono.-

-E ora posso andare?-

-Ma certo. Come le ho detto, abbiamo finito, Mrs. Finch.-

            Joanna si alza e guarda Zeke Stane negli occhi, poi abbassa lo sguardo con aria sconfitta, volta le spalle al giovane ed esce dalla stanza.

            Dopo pochi istanti una porta si apre alle spalle di Stane e ne esce una donna dell’apparente età di 35 anni circa, capelli corvini con una ciocca bianca che indossa un abito aderente rosso senza maniche e con una scollatura vertiginosa.

-Perché le hai mentito, Zeke?-

-Il bravo giocatore dà sempre una speranza al suo avversario prima di infliggergli la mazzata finale, mia cara Justine.- risponde lui C’è più divertimento così. La bella Mrs. Finch ora mi appartiene esattamente come tutto quello che una volta era suo. Non lo sa ancora ma lo scoprirà presto.-

-Sei perfido, lo sai, Zeke?- ribatte Justine Hammer.

            Il ragazzo sorride mentre risponde:

-Ho avuto ottimi maestri.

 

 

2.

 

 

            Il palazzo di uffici della REvolution crolla come un castello di carte, sbriciolandosi letteralmente. L’edificio cessa di esistere in pochi secondi.

            Rae Lacoste alza piano la testa rendendosi conto di essere ancora viva. L’ultima cosa che ricorda è che stava oltrepassando l’ingresso chiacchierando con Gayle Watson quando… Oh Dio, Gayle!

-Gayle, Gayle, mi senti?- grida.

            Le risponde un debole lamento. Rae si rialza a fatica e si avvia nella direzione da cui proviene. La sua assistente è distesa e si tiene la testa con le mani.

-Stai bene?- le chiede Rae.

-Io … credo di sì… ma cos’è successo?- replica Gayle.

-Vorrei capirlo. Un attimo fa qui c’era un edificio di cinque piani, ora c’è solo polvere. Così ad occhio direi che è l’evidente attacco di un supercriminale.-

            Gayle si rimette in piedi con l’aiuto dell’altra donna e commenta:

-Ne parli come se fosse una cosa normale.-

            Rae fa un sorrisetto amaro mentre replica:

-Da queste parti lo è. Prima di conoscere Tony Stark la mia più grossa preoccupazione era la tonalità dello smalto per le unghie delle mie clienti,[2] da allora ho incontrato più supercriminali di quanti pensassi che esistessero. Non hai idea di quanto sia salita la rata della mia assicurazione.-

 

            Uno dei pochi privilegi che Tony Stark apprezza davvero da quando ha rinunciato a tutte le cariche esecutive nelle sue aziende[3] è poter fare colazione in santa pace con coloro che ama. Naturalmente questo era prima che si accorgesse che tenere a bada un esuberante bambino di sei anni, il figlio adottivo Andy, non è affatto un’impresa facile. Negli ultimi tempi,poi, si sono aggiunti i problemi di sua figlia Kathy, ormai nella difficile età di passaggio all’adolescenza, e del suo fratellastro undicenne Howard Finch che, così piccolo, ha dovuto affrontare il trauma della morte del padre. Il che gli fa pensare che è dal funerale che non vede la madre di Kathy e Howie. Dov’è finita Joanna?

            È un suono persistente a scuoterlo da quei pensieri, un suono che conosce bene e che riconosce anche la sua compagna Pepper Potts.

-Guai alla REvolution, vero?- chiede.

-Così pare.- risponde lui -Devo andare a vedere.-

-Tanto per cambiare.- sospira Pepper -Su, ragazzi. Di corsa a lavarvi i denti e poi a scuola.-

            Kathy le dà un’occhiataccia.

-Non ho bisogno che mi dica tu cosa devo fare.- replica.

-Come preferisci, signorina, sei grande abbastanza, no?-

-Puoi scommetterci.-

Tony vorrebbe dire qualcosa, anche se non sa bene cosa, ma Kathy è già schizzata via. Sospirando saluta i due ragazzi ed entra nel suo studio privato.

            Pochi minuti dopo la figura rossa e oro di Iron Man solca i cieli di Manhattan diretta a nord.

 

            Il suo vero nome è noto solo a pochi selezionati membri del Governo della Repubblica Popolare Cinese. Per tutti gli altri è semplicemente Mínzú jīngshén, lo Spirito del Popolo, incarnazione della sua grande patria, come dimostrato dal suo costume, rosso a parte guanti, stivali e le stelle sul suo petto e sulla sua schiena, che sono di colore giallo.

            La sua missione è semplice: trovare il nemico del Popolo che si fa chiamare Mandarino e porre fine alla sua minaccia una volta per tutte, un compito in cui molti, compreso il supereroe americano Iron Man, hanno fallito in passato, ma a lui non accadrà.

            Secondo i suoi superiori al Guojia Anquan Bu,[4] il Mandarino si sta preparando a sferrare un attacco contro la Repubblica Popolare, anche se non sono riusciti a sapere esattamente quando e da dove partirà quest’attacco. Una cosa, però, lo Spirito del Popolo la sa: se tagli la testa del drago, il drago morirà. Per questo è a Hong Kong oggi.

            Ci sono sospetti che l’imprenditore Charles Yuan, fondatore e Direttore Esecutivo delle Temujin Enterprises, sia una delle identità del Mandarino. Altre voci dicono che in realtà il Mandarino sia Zhang Tong, il capo di una delle maggiori Triadi[5] della Regione Amministrativa Speciale.[6] Allo Spirito del Popolo tutto questo non interessa, è concentrato solo sulla sua missione.

            Penetrare nel grattacielo delle Temujin Enterprises senza far scattare le misure di sicurezza o farsi notare dalle guardie armate è stato facile, tutto sommato. La parte difficile arriva adesso.

            L’eroe patriottico cinese entra nell’ufficio di Charles Yuan e lo trova immerso nella penombra e vuoto. Ha fatto tutta questa strada solo per scoprire che il suo bersaglio non è qui?

-Cercavi me, immagino.-

            La voce maschile che ha parlato in Mandarino con un accento delle classi colte appartiene ad un uomo di evidente etnia Han[7] dai capelli neri e corti e lunghi baffi alla mongola. Veste un impeccabile completo verde scuro chiaramente fatto su misura da un ottimo sarto, le mani sono coperte da guanti di pelle nera.

            È lui, pensa Spirito del Popolo, ma da dove spunta? Solo pochi istanti fa lì non c’era nessuno, ne è assolutamente certo. Istintivamente si mette in posizione di combattimento.

-Immagino che dovrei essere lusingato che abbiano mandato te, il loro uomo migliore, per questo lavoro e, credimi, lo sono. Peccato per te che non otterrai miglior risultato di coloro che ti hanno preceduto.-

-Questo lo vedremo.- replica Spirito del Popolo.

            Il suo antagonista si sfila con calma i guanti e ribatte:

-Immagino di sì.-

 

 

3.

 

 

            La vista che si presenta agli occhi di Iron Man è sorprendente perfino per lui che di cose strane ne ha viste davvero parecchie: il palazzo di uffici della REvolution non esiste più. Come può essere accaduto?

<<Cos’è successo; Mrs. Lacoste?>> chiede all’ancor perplessa dirigente della società.

-Vorrei davvero saperlo.- risponde Rae.

            Racconta tutto quello che è successo interrotta ogni tanto da qualche domanda di Iron Man.

<<Capisco.>> è il commento finale dell’eroe in armatura.

-Davvero?- ribatte Gayle Watson -E lo spiegheresti anche a noi? Sarei davvero curiosa di sapere cosa mi ha quasi ucciso.-

<<Più che giusto, Mrs. Watson. In parole semplici: un qualche congegno ha spezzato il legame molecolare dei materiali che costituivano l’edificio disintegrandolo.>>

-Una cosa come questa… il congegno di cui parli deve essere molto… molto sofisticato. Non penso si trovi in commercio vero? Chi può averlo costruito?-

<<Purtroppo, Mrs. Watson, la lista di coloro che posseggono sia la capacità di progettare ed i mezzi per realizzare l’apparecchio di cui stiamo parlando è piuttosto lunga.>>

-Pensi all’A.I.M.?- chiede Rae.

<<Non solo. Ci sono altri che potrebbero…>>

-Altri? Intendi mio padre?-

            A parlare è stato un uomo che indossa un’armatura che ricorda quelle degli antichi guerrieri cinesi. Il suo volto è coperto da una sorta di maschera rituale ma Tony Stark non ha bisogno di vederne il volto per sapere chi è.

<<Temugin!>> esclama <<Avrei dovuto immaginare la mano del Mandarino in tutto questo.>>

-L’onore esige che noi combattiamo, uomo in armatura.- ribatte il figlio del Mandarino.

<<Lascia perdere l’onore, per carità. Posso credere che tu sappia cosa sia, ma tuo padre non ne ha mai avuto nemmeno un grammo.>>

-Non posso permettere che tu od altri offenda il mio Signore. Difenditi.-

            La lancia che Temugin impugna nella mano destra si allunga e stacca un frammento della piastra pettorale di un sorpreso Iron Man.

-Avrei potuto ucciderti al primo colpo se avessi voluto…- afferma -... ma non sarebbe stato onorevole. Ti offro un combattimento leale.-

<<Allora, prima di cominciare il nostro duello lascia che i civili sgombrino la zona.>>

            Lo sguardo di Temugin percorre rapidamente il perimetro soffermandosi su Gayle Watson per qualche istante. Alla fine il giovane cinese dice:

-Lo avete sentito? Andate! Non desidero che nessun altro si faccia male oltre al mio nemico.-

            Rae Lacoste scambia uno sguardo d’intesa con Iron Man, poi si rivolge agli spaventati impiegati:

-Muoviamoci! Date una mano a chi è ferito e filiamocela.-

            Bastano pochi minuti e tutti si sono allontanati quanto basta dai due contendenti che ora si fronteggiano.

 

            Andrew Chord chiude il collegamento Skype con Dwayne Taylor. Ovviamente il resoconto fatto al suo ex pupillo non comprendeva quanto accaduto la notte precedente con la bella Anna Wei, una ragazza che ha a malapena l’età di sua figlia. Il suo pensiero corre proprio a Silhouette. Non ha sue notizie da parecchio ormai. Da quel poco che sa, dovrebbe essere da qualche parte con il fratellastro di Dwayne.[8] Sia pure a malincuore, Chord deve ammettere di non essere stato il miglior esempio di padre per quella ragazza, ma purtroppo non è possibile cambiare il passato.

            Accantona quei cupi pensieri e si concentra sul motivo del suo viaggio in questo posto sperduto: esplorare la possibilità che la Fondazione Taylor finanzi un programma di aiuti a questa piccola nazione appena uscita da un periodo di forte instabilità politica e che non è ancora del tutto pacificata. Può fidarsi dei suoi politici? Forse tutto quello che vogliono è mettere le mani sui soldi della fondazione e forse la deliziosa Miss Wei è stata un incentivo per convincerlo… o forse è lui ad essere diventato troppo vecchio e cinico.

            Fuori dalla finestra può vedere la jungla che si estende oltre la città. Conosce quella jungla e non ne ha un buon ricordo e chissà che non sia anche quello ad alimentare il suo cattivo umore. Meglio non stare a pensarci troppo.

 

            Nel piano attico dello stesso hotel di Andrew Chord e Jim Rhodes una giovane donna cinese vestita con un cheongsam[9] verde con decorazioni dorate sta osservando i suddetti ospiti grazie alle immagini trasmesse da sofisticate microcamere.

-Ottimo lavoro Anna.- dice alla ragazza di chiara origine indocinese seduta al suo fianco e che indossa una maglietta aderente e un paio di short -Mio padre aveva ragione: sei un ottimo ingegnere. Ti garantisco che sarai ben ricompensata.-

-Mi basta che mi sia restituito mio figlio.- replica Anna Wei con voce cupa.

-Questo spetta solo al Mandarino deciderlo.- ribatte la donna conosciuta come Madama Macabra -Fino ad allora ricorda che la tua vita appartiene a lui.-

-Non potrei mai dimenticarlo.-.

-E fai bene. Ora lasciami concentrare sulle mosse dei nostri nemici. Mio padre mi ha proibito di ucciderli ma non di divertirmi con loro.-

 

 

4.

 

 

            Se lo chiedeste a lui, James Rupert Rhodes vi direbbe che venire nel Sin-Cong è stato un errore e non solo  per le improvvise complicazioni personali che ha portato questa visita, ma anche per altre ragioni. Detto in parole povere, Rhodey non si fida dei funzionari che ha incontrato finora, il suo istinto gli dice che non sono sinceri e il suo istinto raramente sbaglia. Se sapesse che Andrew Chord nutre i suoi stessi dubbi, non ne sarebbe né sorpreso né confortato.

            I suoi pensieri vanno ora a sua moglie Rae e poi a Glenda Sandoval. Avrebbe dovuto aspettarsi quel che è successo tra loro. Da ragazzi erano stati innamorati poi lei aveva conosciuto Parnell Jacobs ed aveva finito con lo sposarlo. Le cose erano andate male tra loro e questo aveva giocato un ruolo nel riaccendere i fuochi dell’antica passione tra lei e Rhodey. E adesso cosa deve fare? Si chiede l’ex Marine.

            La domanda echeggia ancora quando qualcosa attira la sua attenzione.

-Ma che ca…?- esclama.

            Nel cielo sopra di lui sono apparsi un carro armato e un incrociatore da battaglia volanti. Certo non la cosa più strana che gli sia capitato di vedere. Non gli ci vuole un particolare intuito per capire che sono in arrivo guai e quando i due oggetti volanti cominciano a sparare lui ha già richiamato a sé la sua armatura di War Machine ed ha spiccato il volo.

            È quasi contento che ci sia questa crisi che lo distrae dai suoi problemi personali e si precipita verso il carro armato e la nave. Dalla sua piastra pettorale parte un uniraggio che colpisce il carro facendolo rovesciare. L’oggetto cade e mentre lo fa, le sue dimensioni si riducono fino a quelle di un giocattolino per bambini.

            War Machine rimane sorpreso e resta scoperto ad un attacco dell’incrociatore. I colpi di cannone lo fanno precipitare. La caduta dura poco: il supereroe riprende l’assetto di volo e raggiunge la nave evitando altri colpi e spara un paio di scariche di repulsori neutralizzando i cannoni, poi atterra sul ponte.

            Si guarda intorno e raggiunge una conclusione:

<<È un giocattolo modificato in modo da farlo diventare letale poi qualcosa o qualcuno l’ha ingrandito e questo vuol dire…>>

            Non finisce la frase: l’incrociatore esplode.

 

            A quasi mezzo mondo di distanza Tony Stark fronteggia il figlio del suo più pericoloso nemico.

<<Tutto questo non è necessario, Temugin.>> gli dice tentando ancora una volta di ragionare con lui.

-È l’onore che lo richiede, te l’ho detto.- ribatte il giovane cinese.

<<Tuo padre non merita la tua lealtà e quando lo capirai, sarà sempre troppo tardi.>>

-Basta parlare, difenditi!-

            Il figlio del Mandarino si scaglia contro Iron Man vibrando un fendente con la sua spada. Istintivamente il Vendicatore in armatura spara una scarica di repulsori che s’infrange sulla lama e rimbalza su di lui sbattendolo a terra.

-Rialzati!- gli intima Temugin -Non c’è onore nel colpire un nemico a terra.-

<<Se è quello che vuoi…>>

            Rialzandosi Iron Man attiva l’uniraggio pettorale e stavolta è il suo nemico a cadere, ma Tony ha poco tempo per gioirne, perché il suo avversario si rialza con l’armatura senza danni apparenti.

-Se è questo il meglio che sai fare…- dice -… il nostro duello finirà presto… con la tua sconfitta.-

            La voce di Iron Man ha un tono duro e risoluto quando risponde:

<<Amico, non hai ancora visto nulla.>>

            I palmi dei suoi guanti cominciano a brillare.

 

            I due detective osservano il cadavere disteso sul letto di una camera da letto riccamente arredata in un lussuoso appartamento di Central Park West mentre il Medico Legale sta completando il suo esame preliminare.

-Brutta faccenda.- commenta  il più anziano, capelli bianchi e aria disincantata -Sai chi era questo tizio?-

            Il Detective più giovane, un nero sui 35 anni circa,  risponde:

-Vincent Vandergill, un manager finanziario.- 

-E l’attuale C.E.O.[10] della Osborn Corporation. Capisci quanto è  delicata la faccenda adesso, Witts?-

-Laviano, non penserai che…?-

-Preferisco non trarre conclusioni affrettate. Che ci dice Dottore?-

-Che ad ucciderlo sembra essere stata una specie di granata.- risponde il medico legale -Ovviamente sarò più preciso dopo l’autopsia. Intanto, conficcato nel suo petto, ho trovato questo.-

            Mostra loro un piccolo frammento arancione infilato in una bustina di plastica per le prove.

-Che cavolo è?- esclama il Detective di 2° Grado Stan Witts -Sembra… sembra…-

-Un pezzo di una zucca di Halloween.- conclude per lui il Detective di 1° Grado John  Laviano -Chi conosci che le usa come bombe?-

-Oh ca…-

            Laviano trae un profondo sospiro ed aggiunge:

-Pare proprio che dovremo fare una chiacchierata con Norman Osborn.-

 

 

5.

 

 

            Il posto è una lussuosa suite da qualche parte a Manhattan. L’uomo giovane vestito di nero si rivolge ad uno più anziano di lui di almeno dieci o quindici anni.

-Devo ammetterlo, ha fatto davvero un ottimo lavoro.-

            L’altro sorride mentre si versa un bicchiere di autentico whisky scozzese di puro malto e replica:

-Io faccio sempre un ottimo lavoro, dovrebbe saperlo.-

-Le bombe zucca sono state un tocco di classe.-

-Nulla di straordinario. Me ne ero tenute da parte un paio come souvenir di un vecchio contratto e sono tornate utili per i suoi scopi. Naturalmente lei sa che non basteranno ad incastrare Osborn.-

            Il giovane sorride a sua volta e ribatte:

-Mi basta che i sospetti su di lui reggano almeno un paio di giorni, poi avrò raggiunto il mio scopo e sarà tutto finito.-

-Le piace giocare partite pericolose, vedo.-

-Una passione che ho ereditato da mio padre immagino.- ribatte il giovanotto con noncuranza.

 

            Dalla punta della spada di Temugin escono dapprima un getto di fiamma poi uno di ghiaccio che bloccano i repulsori e quindi avvolgono l’armatura di Iron Man.

            Tony barcolla per un istante poi riprende ad avanzare verso il suo nemico.

<<Mi hai solo fornito energia supplementare.>> commenta <<E ora facciamola finita.>>

            Un colpo di repulsori e la spada salta dalla mano del figlio del Mandarino.

<<Ultima possibilità di arrenderti pacificamente.>>

-Credi davvero che il mio potere riposi tutto nelle mie armi?- replica Temugin -Ti sbagli.-

            Con gesto teatrale si sfila i guanti. Un attimo e su ognuna delle sue dieci dita appare un variopinto anello.

-Il potere è mio per diritto di nascita.-

 

            Andrew Chord è appena uscito dall’hotel che si ritrova testimone dello scontro tra War Machine e i giocattoli giganti. Quando l’incrociatore esplode,e vede l’eroe in armatura cadere, contro ogni prudenza si precipita verso il punto dell’impatto.

            Quando arriva trova War Machine disteso sulla schiena e gli si avvicina. Impossibile dire se l’uomo in armatura sia incolume o ferito ma in qualche modo deve aiutarlo.

            Chord prova ad avvicinarsi ma il calore residuo lo ferma. Mentre si chiede cosa fare, un rumore alle sue spalle lo spinge a voltarsi. Qualcosa lo colpisce. Poco prima di perdere i sensi ode il rumore di un piccolo motore.

            War Machine si sveglia e mentre si rizza in piedi vede sulla sua testa un drone. Senza esitare lo abbatte con una scarica di repulsori poi grida:

<<Fatti Vedere. So chi sei: la figlia del Mandarino che si fa chiamare Madama Macabra, quella che ingrandisce le cose. Non hai il coraggio di affrontarmi faccia a faccia come ha fatto tua sorella?>>[11]

            Da dietro un albero spunta la giovane donna in questione e con un’espressione dura sul bel viso replica:

-Non ho paura di te, cane occidentale. Dove la mia cosiddetta sorella ha fallito, io riuscirò.-

            Macabra lancia qualcosa ai piedi di War Machine e punta l’indice. Dal suolo si solleva improvvisamente qualcosa.

<<Ma che…?>>

            Prima di poter reagire, Jim Rhodes si trova racchiuso in un cubo trasparente. Prova a colpirlo ripetutamente ma senza risultati.

            La figlia adottiva del Mandarino sorride malignamente mentre solleva le braccia al cielo. Il cubo si solleva a sua volta sfrecciando verso l’alto sempre più veloce. L’ultima cosa che War Machine ode prima di essere fuori portata è la voce della ragazza che dice:

-Mi saluti la luna Mr. Rhodes.-

 

 

CONTINUA

 

 

NOTE DELL’AUTORE

 

 

            Ancora una volta poco o niente da dire su quest’episodio. Giusto una nota per ricordare che i detective Laviano e Witts, in forza al Distretto di Polizia di Central Park, sono personaggi creati da Archie Goodwin & Tony De Zuňiga su Marvel Super Action #1 datato gennaio 1976 e sono i poliziotti che hanno indagato sulla strage della famiglia del Punitore.

            Quanto al prossimo episodio: cosa vuole veramente il Mandarino? Come finiranno le sfide lanciate dai suoi figli? Come reagirà Norman Osborn ad una nuova accusa di omicidio? Magari questo dovremmo chiederlo agli autori dell’Uomo Ragno. -_^

 

 

 

Carlo



[1] Chief Operating Officer, equivalente del nostro Amministratore Delegato.

[2] Rae è proprietaria di alcuni saloni di bellezza.

[3] Nell’episodio #25.

[4] Ministero per la Sicurezza dello Stato. In pratica il servizio segreto della Repubblica Popolare Cinese.

[5] Organizzazioni criminali cinesi.

[6] Designazione formale di Hong Kong e Macao nella Costituzione della Repubblica Popolare Cinese.

[7] La principale etnia cinese.

[8] In effetti è così, come ben sa chi ha letto i recenti episodi di Marvel Knights.

[9] Il tradizionale abito femminile cinese.

[10] Chief Executive Officer.

[11] Sasha Hammer nell’episodio #57.